Texte

 

Dalla Materia al Cielo.

 

 

 

"E poi ho la natura e l'arte e la poesia, e se questo non è sufficente, che cosa posso volere di più?"

 

(Vincent van Gogh)

 

 

È un lavoro scrupoloso di anni, quello di Volker Rohlfing, artista berlinese che in questi giorni permette alle sue opere di dialogare con gli spazi di Palazzo Oddo nel centro della cittadina ligure di Albenga. La mostra si rivela un’attenta analisi dei lati più nascosti della realtà, quelli che le permettono di essere tale e di affascinare ancora l’occhio e l’animo umano. Con metodo e pazienza l’artista si serve di media artistici diversi, dalla fotografia al digitale passando attraverso le tradizionali tecniche pittoriche e scultoree, per definire le tappe di un percorso che ricerca il punto di equilibrio tra ragione e sentimento, tra scienza e spiritualità, tra tecnica e creatività. La natura trova il suo spazio tra i vuoti lasciati o evidenziati dal degrado e dall’indifferenza dell’uomo, lascia le sue leggi più sconosciute a governare un mondo che gli uomini possono solo tentare di ricostruire attraverso leggi matematiche, si ricava uno spazio emotivo che è nucleo di una coscienza possibile. Si snodano, le opere di Rohlfing, in un itinerario visivo che permette allo sguardo di chi osserva di spaziare tra l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande, tra il conosciuto e lo sconosciuto, tra microcosmo e macrocosmo. Sempre indugia, l’occhio attento dell’artista, su un senso di stupore che l’uomo è invitato a conservare per godere di una vita piena e consapevole, sulle similitudini che legano l’uomo all’universo e gli permettono di non smarrire la propria identità. Alcune opere pittoriche, raffiguranti abbaglianti nuvole immobili, sembrano fare eco alle parole di Van Gogh, che nel 1889 scriveva alla madre. “Non mi stanco mai del cielo azzurro”: nemmeno si stanca, Rohlfing, di tentare di comprendere l’animo dell’uomo dal modo in cui questo si rapporta con la natura, spesso trascurata, data per scontato, ignorata, aggredita. Ancora sembra ritrovarsi tra le parole dell’artista francese che in un’altra missiva scriveNon conosco migliore definizione della parola arte di questa: l’arte è l’uomo aggiunto alla natura; la natura, la realtà, la verità, ma con un significato, con una concezione, con un carattere, che lartista fa uscir fuori e ai quali dà espressione. Per Rohlfing l’uomo sembra mantenere un legame inscindibile con il mondo naturale, vincolo che per l’artista va rafforzato e coltivato per educare lo spirito. L’uomo, sembra ribadire l’artista, ha diritto alla bellezza, all’incanto, e non per ultimo all’immaginazione, che si palesa senza esitazioni tra i titoli delle sculture, veri e proprio esercizi di dinamica surrealista. Dalla materia al cielo, si potrebbe dire in sintesi. Il processo creativo si nutre della capacità di provare meraviglia, dote comune a visionari, filosofi, scienziati ed artisti: l’operare di Volker Rohlfing incentiva la ricerca dell’uscita dal labirinto dell’inconsapevole, attraverso il sicuro e solido filo dell’Arte.

 

Francesca Bogliolo 2018

 

 

Laghi senza età

 

 

 

Ma a valle si stende un paese

che nei laghi senza età

specchia frutti senza fine.

 

Fronti di marmo e bordi di fontane

emergono da campi fioriti,

e soffiano i venti leggeri.

 

Hugo von Hofmannsthal

 

 

 

C'è un tempo per la lotta, la rivoluzione, e c'è un tempo per la quiete, la riflessione.

 

La mostra di Volker Rohlfing dedicata ai Laghi è in questo senso appagante, e non contiene apparentemente germi rivoluzionari. I sensi trovano la loro dimensione pacifica e la mente può liricamente librarsi entro i colori della natura, specchiandosi nelle acque di una tavolozza volutamente soave.

 

Questa ricerca pittorica è dunque senza dubbio spia dell'attuale fase del pittore berlinese, da dieci anni attivo nel varesotto e affascinato dai nostri paesaggi: una fase riflessiva di analisi e introspezione. Pur attratto sempre dal senso architettonico delle composizioni, della pittura -come ben sa chi conosce i suoi precedenti lavori dedicati ai muri- Rohlfing qui lo sostituisce con l'imponenza e l'umiltà della natura ripresa in un magico sonno. Questa quiete delle acque, delle ombre, dei boschi, cela un incantesimo nordico di arcane divinità panteistiche e custodisce qualcosa di profondo che nella sua attuale pittura sta cambiando. Ma è davvero solo appagante questo paesaggio? Se così fosse non avrebbe alcun senso per un pittore portare avanti questo genere alla fine del XX secolo. Invece è senza dubbio una sfida, una delle tante sfide che l'arte di questo secolo ha accettato senza rinunciare con ciò alla sperimentazione e alla tecnica, e anche il paesismo procede nella contemporaneità adottando nuovi linguaggi su antiche visioni.

 

Rohlfing sta riuscendo con questa ricerca a conciliare la sua matrice tedesca, più di stampo romantico che neo-oggetivista, con la dimensione visiva della pittura italiana e, aggiungerei, lombarda, caratterizzata dalla luce e quindi da una scelta cromatica fortemente autoctona.

 

Il Lago Maggiore, quello d'Orta e quello di Lugano, ma anche il Lago di Ghirla e quello di Varese, il Lago d'Iseo, divengono proiezioni di un visto e di un vissuto interiore, che distillato negli occhi del pittore prima si cristallizza sulla tela poi, tra gli oli, gli acquerelli, i pastelli.

 

Non sottovaluterei la suggestione di queste visioni semplici e intriganti allo stesso tempo, perché dove c'è progetto e intelligenza, disegno e costruzione, in arte c'è ricerca.

 

Anche il paesismo sfida il trascorrere del tempo, così come la natura accorpa le novità tecnologiche e le integra a sé. Rohlfing ritrae questi paesaggi con un vero sentimento verso la realtà, con sincera vocazione pittorica.

 

E la bellezza si cela in ogni luogo, in ogni tratto.

 

Debora Ferrari, 1997

 

 

 

 

Dopo gli anni di Berlino

 

 

 

Un artista, che nella ricerca costante ha posto l’impronta del suo essere nell’arte, coniugando e rielaborando costanti formali a fondamento delle cifre stilistiche del proprio lavoro.

 

Incessante la necessità di sperimentare in Volker Rohlfing, fin dagli Anni mitici del ’70 berlinese, che si dipanano nel tempo in situazioni diversificate, ma con un’intrinseca relazione unitaria e profonda.

 

Cifre figurative e potenzialità astratte; nella pulsione narrativa prevale l’immagine, in un tempo rallentato capace di cogliere la precarietà, in una ritrovata connessione tra le cose, in una tensione che dal particolare muove verso l’universalità dell’esistere.

 

In quel gruppo larghissimo di giovani artisti di Berlino, nella disperata provocazione di un luogo-simbolo della tragedia della guerra, l’accelerazione creativa contempla memorie e istanti densi di svariate articolazioni linguistiche, per quei rovesciamenti vitalistici dello stato dell’arte che si sono verificati.

 

Appartenere a quella generazione di artisti ha comportato per Rohlfing l’adesione a tematiche urbane, che hanno connotato i suoi esordi in una identità figurativa legata al ‘topos’. Si fronteggiano, già agli inizi, esiti diversi, anche se tra loro complementari. Un profilo contrastato di edifici dalle finestre buie come orbite vuote, contro un cielo dalle ammalianti striature nordiche; una strada con macerie e la segnaletica a forti striscie bianche e rosse, a indicare il passaggio interdetto.

 

Ogni tentazione di descrittività puramente esteriore lascia il campo a un rapporto teso, dolorante. La continuità stilistica avanza tra i covoni di fieno, isolati nella campagna, segnati nella loro volumetria da scuri pneumatici usati, mentre la prospettiva d’intorno si defila talora tra i cavi dell’alta tensione e le linee sfuggenti dei muri. Sono segni-documenti legati coloristicamente tra luce e ombra, nei toni bruni isolati tra sprazzi improvvisi di luminosità.

 

Ovunque, la dimensione spazio-tempo invita al silenzio, filtrato da un’accettazione, come scrive Nietzsche “al di là di terrore e pietà”.

 

L’umanità, “con la coscienza delle guerre”. Quell’umanità che non compare fisicamente nelle opere di Rohlfing, ma che induce a formulare problematiche esistenziali irrisolte. Poi, l’arrivo nella terra delle Prealpi in quell’environment varesino denso di umori, di nebbie trasognate, di bagliori acquorei, nella Natura dalle misteriose sfumature di colore che lambiscono le soglie dell’irreale.

 

L’artista prende a dipingere in modo sospensivo dal reale, nella spinta di una emozione a stento trattenuta. La tecnica mista, accumulo di altri modi, di altre sensazioni derivate dalla tempera, dall’olio, dai pigmenti che s’aggrumano sulle tele, riconferma le enigmatiche alternative dei sentimenti e dei silenzi immersi negli incantamenti del paesaggio, negli scorci con casali di campagna tra il verde o lungo strade assolate.

 

La luce lascia intravvedere l’ora del meriggio, abbacinante, seducente, anche se ritornano quei muri, pregni di vita passata e presente, nelle sgretolature ribadite dal tocco pittorico nervoso e addensato.

 

La Valganna con la sua Natura rigogliosa, i piccoli laghi prealpini immersi quietamente tra gli alberi, la casa dell’artista costruita nelle calde tonalità della pietra a spacco, testimoni della vita di un altro artista dalla connotazione scultorea dell’Ottocento: tutto ritorna sulle tele nel silenzioso andare del tempo quando ci si allontana dal frastuono per cogliere il pulsare del cuore.

 

Anche le Nature Morte parlano di magici attimi di un quotidiano vissuto al di fuori delle righe. Still-leben, vita silente. Anche per altre composizioni, che si collocano in esperienze figurali, sul tracciato di quella pittura nordica dai forti chiaroscuri, simbolicamente in equilibrio tra la vita e la morte. A suscitare una fascinazione visiva di ascendenze quasi fiamminghe, nell’audace accostamento del teschio alla rosa.

 

E lo spazio pittorico di Volker Rohlfing è come un magma fluido che si fissa talora nei confini delle figure, in una istantaneità visiva della memoria. La sua ‘creazione’ è sempre autonoma, sia che ricorra all’immediatezza dell’acquarello nel paesaggismo quasi irreale preso dal Sud della Francia sulle orme della Provenza di Cézanne con la Montagna Sainte-Victoire, sia che insegua luminosità mediterranee di Spagna e Italia, in cui, sullo sfondo dell’acqua, i muri calcificano contaminazione tra passato e presente.

 

Rohlfing è innamorato dell’arte. Assieme al gusto del dipingere, egli ha sperimentato il linguaggio della grafica attraverso la litografia, con la quale ha conseguito inaspettati effetti del chiaroscuro.

 

Sorprendenti nella manualità della realizzazione e nella strutturazione tipica del design, sono gli oggetti d’arte da gioco, Spielobjekte, cui l’artista si dedica fin dal 1976; meritano sicuramente più attenzione di quella avuta finora per l’originalità della concezione e per la gradevolezza degli abbinamenti nei materiali adoperati.

 

Appartengono a quella spontaneità creativa che l’artista ha in sè, immediata nel restituire sensazioni tra oggettività e soggettività, nella trasfigurazione poetica del dato figurativo.

 

 

 

Fabrizia Buzio Negri, 1996

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"CAMBIAMENTI"

 

 

 

 

"Meriggiare pallido e assorto

 

presso un rovente muro d'orto"

 

(Eugenio Montale)

 

 

 

 

Cambiamenti. Di clima, di luce, di stato fisico delle cose, di sguardo. Migrazioni, mutazioni, passaggi al confine tra organico e inorganico, natura e dominio dell'uomo, realismo e magia, Nord e Sud dell'Europa.

 

Nato nella Germania settentrionale da un padre pittore, Volker Rohlfing è cresciuto artisticamente a Berlino negli anni Settanta della contestazione e dell'impegno, dell'informale e delle sperimentazioni sulle tecniche e i materiali della pittura, della Pop Art e della ricerca di un uso del colore non convenzionale. E se, nel suo personale cammino creativo, ha scelto di lavorare entro i "generi" tradizionali della pittura, non è mai venuto meno all'indicazione programmatica dei suoi anni di formazione: giocare con la materia, sfidare la superficie piana della tela per creare strutture di materia e colore che siano l'epifania, la rivelazione delle strutture del mondo.

 

Un mondo dove gli uomini non sono mai presenti che nella loro assenza. Dove nessun paesaggio naturale è mai esente dalle tracce silenziose del lavoro umano e ogni "natura" ha l'evidenza e la luce della vita ma è in qualche modo anche, sempre, un "natura morta". Dove i muri, uno dei soggetti prediletti da Rohlfing, sono le "rovine" di un nuovo romanticismo, i segni della civiltà, contadina o urbana e industriale, di un nuovo "grand tour" dal Nord al Sud dell'Europa, dalla Germania delle città e dei campi alla Spagna, alla Provenza, all'Italia che è diventata la "zweite Heimat", la "seconda patria" dell'anima di questo migratore della luce.

 

Così, la Montagna Sainte-Victoire, già "ritratta" da Paul Cézanne, diventa in un grande olio il "secondo piano" di un paesaggio umanizzato, dove la consistenza assoluta di una diga taglia obliquamente l'inquadratura e le montagne giocano con il grande sbarramento un gioco di pieni e di vuoti come nella pittura "filosofica" dei Cinesi. E rimandano a un orizzonte impossibile, sempre "dietro l'angolo", sempre suggerito e sempre nascosto, nella pittura di Rohlfing, proprio dalle linee dei muri, dalle curve dei sylos, dalla fuga dei pali della luce, dai riflessi nell'acqua che non è quasi mai mare aperto, ma baia, lago, vasca, caraffa, condotto.

 

E non solo nella variazione dei motivi, nello spostamento "geografico" dunque spaziale dello sguardo, nella mutevolezza dei cieli, l'opera di Rohlfing è un'opera di cambiamenti: dentro ogni lavoro, a olio, ad acquarello, nel linguaggio rigoroso della grafica, il tempo mostra la sua azione nella consistenza delle superfici, e un uso sapiente di materiali diversi porta sulla tela-muro l'erosione degli anni, i sedimenti salini, le muffe, quelle intrusioni di natura microscopica e mutante che fanno di un muro di cimitero il confine evidente, consistente, non solo culturale e simbolico, tra vita e morte, fissità e divenire, eternità e trasformazione.

 

Una pittura "esistenziale", allora, assolutamente contemporanea anche se legata a temi canonici della storia dell'arte. Una pittura di luoghi e oggetti che ricorda la percezione del mondo di Montale, dove le cose escono in assoluta evidenza da una contemplazione arresa e attiva e sono i "correlativi oggettivi" della vita e del "male di vivere".

 

 

 

Antonella Visconti, 1995

 

 

BERLINO ANNI SETTANTA

 

 

 

Il fotografo Cartier-Bresson paragonò se stesso con un arciere Zen: "Dobbiamo essere noi stessi il centro per raggiungerlo. Una fotografia riuscita è l’espressione di ciò che proviamo nel più profondo per un oggetto, e in questo modo anche espressione di ciò che proviamo nella vita nella sua totalità."

 

Durante la 2a guerra mondiale, Berlino fu ridotta ad un ammasso di cenere e di macerie. Dopo il 1945 furono rimossi i resti. E non sono i 12 anni di terrore nazista che vengono rimossi, bensì i 500 anni antecedenti.

 

Durante i lavori dopo la guerra e durante i progetti di risanamento che seguirono, il vecchio costrutto della città fu ridotto all irriconoscibilità. Costruzione e distruzione si danno la mano senza logica apparente.

 

Incoraggiati dai finanziamenti per il "risanamento", durante gli anni'70 gli speculanti comprarono strade intere, lasciandole prima andare in derelitto, per poi poter far togliere completamente i ruderi. Tracce del passato, esperienza viva e storia viente della città vengono spianati col rullo compressore. Edifici nuovi crescono, senza correlazione col fondo storico sul quale si trovano.

 

Le fotografie di Volker Rohlfing originano durante gli anni '70 a Berlino, gli anni di studio dell'artista.

 

Il tempo era dominato dai modi e dalle ideologie tipici del tempo. Con molta energia ci si opponeva allo sfruttamento, all'imperialismo e alla guerra.

 

Le reazioni all'attivismo sociale dell'epoca si rispecchiano anche nell'arte. Durante le passeggiate attraverso i quartieri operai di Kreuzberg e di Neukölln, si formò un blocco-notes fotografico dell'artista che documentava quanto sperimentava direttamente.

 

Come maniera agile e rapida per fare appunti, le fotografie furono usate dopo come originali per i lavori ad olio, per le litografie ed i montaggi in serigrafia.

 

Diversi generi artistici fanno un patto, che permette loro di seguire come partner i loro differenti compiti, per influenzarsi a vicenda in modo molto creativo.

 

L'essenza di un'opera d'arte consiste nell'essere espressione autentica del proprio periodo di origine. Ecco che le fotografie di Volker Rohlfing ci offrono ben più di ricordi pittoreschi e colorito locale.

 

Mettendo al centro un simbolo esterno, oltrepassano il limite di essere semplicemente copia ottica. Diventano copie del mondo che ci forma e che viene da noi contemporaneamente formato. Passa dall'aspetto del mondo per diventare quanto noi del mondo sentiamo.

 

I componenti visivi del motivo sono improntati dal pensiero e dal sentimento dell'artista e sono prova di una "Vita non diluita", con lo sguardo senza pietà dell'anatomia sociale.

 

Foto quali informanti-

 

Sono esperienze colte al volo -

 

Sono indizi che provano.

 

Un uomo piccolo, sperduto davanti ad una grande casa. Quali ricordi ci sono per lui dietro quelle mura? Il proprio ambiente vitale si trasforma in un paesaggio di macerie, che ricorda più alla situazione post-bellica che al rinnovamento di una città. Colla distruzione muoiono non solo case e visi di un quartiere, bensì anche la vita urbana.

 

Le case, benché già musei del loro passato, restano il centro della vita. In mezzo ad un cantiere edile una donna ci guarda da una finestra. Minima in statura, tanto più penetrante è la sua testimonianza dell'esistenza umana dietro una facciata.

 

Scegliere uno stralcio vuol dire aggiungere pensieri.

 

Guardiamo da dentro e da fuori attraverso le finestre, e dietro le mura, le storie sembrano continuare.

 

Distruzione, disumanizzazzione, arte del sopravvivere e ferma umanità vengono trattenute all'istante.

 

Due vecchi studiano un manifesto "rivoluzionario" e lasciano perfino perdere la pubblicità di una loro birra preferita lì vicino.

 

L'amore per i cani dei berlinesi, ancora ininterrotta da allora, non si ferma neanche davanti a lavori in corso. Senza occuparsene, una coppia col loro cane si fa strada attraverso macerie e ruine.

 

Le fotografie vivono dell'intensità dei momenti apparentemente fuggiaschi. I contenuti umani dei soggetti diventano visibili.

 

Attimi nel flusso del tempo - trovati e raccolti fra il Dapprima ed il Dopo.

 

Ecco che ci viene incontro una coppia anziana a braccetto. Stanno camminando lungo un vecchio caseggiato, che promette loro Stadterneuerung "rinnovo della città". Nel fondo si vede un risultato di questo rinnovamento - una facciata senza volto o anima.

 

Connessi si formano fra opposizioni, storia e futuro si scontrano.

 

I cantieri di allora sono stati sostituiti da nuovi. Il futuro nel mirino di allora è diventato passato.

 

Niente si ripete di fatto, e resta perduto per sempre all'occhio.

 

Ció che resta sono le foto di Volker Rohlfing, che ci rendono compatecipi del processo storico.

 

Un giornalista inglese di "Once a Week" parla delle fotografie e scrive: "'Grazie ad una lente di tre pollici, possiamo avvicinarci a delle principalità, senza dover toglierci il cappello."

 

Ulrike Brune, 1997